lunedì 20 maggio 2013

crostoni con purea di fave, piselli... e burrata!

Amo le ricette semplici-semplici. Che ci vuole più a scriverle e che a realizzarle. Che a dirle infatti sembra una cretinata, ma poi a mangiarle una genialata.
Mi piace il momento in cui le assaggia per la prima volta la persona per cui le hai preparate, sgranando leggermente gli occhi, guardandoti.
Adoro questi sapori crudi. Netti.
Alcuni di queste poi calzano a pennello agli odori e ai colori.
Il pane abbrustolito sa di giallo e della luce calda delle sere d'estate all'aperto.
La frutta secca tostata sa di quei campi arati e poi bruciati in Basilicata, ed è marrone.
Il rosso, il rosso è il sapore di un sacco di cose. Di una ciliegia. Di un pomodoro. Ma anche di carne e sangue. E di qualcosa che scalda, o che scotta.


E poi c'è il verde.
Il verde sa di erba appena tagliata. Non c'è dubbio. E' un sapore che senti già dalla punta della lingua. Ma col naso ancora prima. Ed è un sapore "crudo".
Uno di quelli di cui vorrei sempre nutrirmi in questo periodo dell'anno.
Verde, crudo e croccante. Perchè a primavera mi sembra di non avere mai fame, e quindi una cosetta cruda e verde è perfetta per questi giorni qui, ti fa sentire seduta su un prato con in bocca un filo di erba, o un fiore...
La ricetta è di quelle geniali di Jamie Oliver, tutta colori sapori e odori.
Un po' me la sono arrangiata con le proporzioni, ma esattamente come avrebbe fatto lui, assaggiando, aggiustando, aggiungendo, ed il risultato finale è strabiliante (per lo meno per come la vedo io), e con l'aggiunta della burrata pure abbastanza nutriente (Jamie Oliver parlava di mozzarella di bufala.... Io, che ho un debole per la burrata (che, non ve lo avevo mai detto????), ci ho messo quella)).
Io lo metterei insieme al caviar de carotte e all'amato hummus in mezzo alle pates à tartiner da dedicare a questa primavera-estate 2013, perfetti per un aperitivo tra amici in compagnia, in riva al mare, in campagna, in giardino o in un fortunato terrazzo di città... ;)



crostoni con purea di fave, piselli e burrata
ingredienti
100 g di piselli sgusciati (circa 400 non sgusciati)
200 g di fave sgusciate (circa 700 no sgusciati)
1 ciuffo di menta fresca (le foglie)
40-50 g di pecorino romano grattugiato
succo di un limone
fette di pane
1 spicchio d'aglio tagliato a metà
1 burrata
Olio extravergine d'oliva, sale, pepe

Sgusciare fave e piselli tenendoli separati, e tenendo da parte i più piccoli e teneri da aggiungere interi alla fine.
Tritare grossolanemente o pestare al mortaio i piselli con metà della menta e un pizzico di sale.
Aggiungere manmano le fave e continuando a tritare, poi metà abbondante del succo di limone.
A questo punto aggiungere due cucchiai di olio d'oliva e il pecorino, e mescolare. Assaggiare ed aggiustere di sale, o di olio, o di pecorino.
I sapori intensi del pecorino e dell'olio devono bilanciare quelli frescho dei piselli e le fave con la menta. Pepare a piacere.
Tostare le fette di pane e sfregarvi sopra lo spicchio di aglio. Aggiungervi la purea verde e uno spicchio di burrata.
Condire con il restane limone, un goccio di olio, le foglie di menta e i piselli e le fave rimaste, sale pepe e a piacere ancora un po' di pecorino.








giovedì 16 maggio 2013

arrosto in tegame: cooking with my mom

Cucinare nella cucina di mia mamma è abbastanza semplice.
Al contrario della mia tutto è molto organizzato, in ordine e a portata di mano. C'è luce, fondamentale, e spazio, anche per un treppiedi aperto, cosa che in genere non è prevista in una cucina standard, ma diciamo qualcuno deve aver ispirato il mio papà il giorno in cui ha deciso di posizionare il tavolo, e quindi, nonostante la stanza non sia enorme, c'è spazio pure per me e l'ambaradan fotografico, per mia sorella piccola e i suoi libri e le sue amiche, e per mia sorella media, con al seguito il passeggino che contiene (mai parola fu meno azzeccata) la nipote più esuberante che una zia così esuberante possa sperare di avere <3<3<3<3<3<3<3.
Quindi, dicevamo, cucinare nella cucina di mia mamma è semplice.
Sì, ma non con mia mamma dentro.
La colpa ovviamente non è sua.
E' solo che, voi capirete, ognuno in cucina danza al suo ritmo, con i suoi automatismi, i suoi tempi, le sue fisime, i suoi barbatrucchi...
Io per esempio a cucinare in casa d'altri mi sento sempre un vero broccolo, in genere. Non so come dire, dovrei mettermi delle cuffiette con la musica a palla. E andare.
Mia mamma inoltre nella sua cucina è una vera regina. E, da brava cuoca quale è, piantona i fornelli, no, anzi, piantona l'intera cucina (ovviamente, perchè poi io arrivo e faccio il casino, e al tempo stesso quel casino appena fatto lo ricompongo in corso d'opera, e mi muovo velocemente a volte e superlentamente delle altre, e chiacchiero e sono garrula a volte e devo starmene in assoluto silenzio delle altre (cioè un secondo dopo)).
Insomma in sostanza, quando io sono a Fabriano e ho in testa una delle mie ricette, e poi di conseguenza una delle mie foto, cerchiamo sempre di dividerci lo spazio, ma soprattutto i tempi.
Io lo vedo però che lei fa di tutto per assecondarmi, per capirmi a volte, e anche se non glielo dico mai, adoro quando fa così, perchè si vede tanto l'impegno (e l'amore).
Tutto questo per dirvi che l'ultima volta che sono stata dai miei ci siamo divise sì lo spazio, che però abbiamo usato nello stesso tempo! Ognuna alla sua pietanza, io mi sono occupata di un dolcetto al limone (che non vedrete mai perchè non mi è riuscito di fotografarlo) e di impastare un paio di pagnotte (queste invece sì, anzi, le avete già viste ;)), mentre lei ha spolverato questa magnifica ricetta di mia nonna Aurelia, la nonna della strepitosa ricetta dei tortellini di magro, che se vogliamo parlare di regine della cucina lei ora avrebbe potuto infasciare 5 volte me e mia mamma messe insieme, e che non so cosa avrei dato anche solo per cucinare con lei qualche volta nella mia vita perchè era veramente una cuoca eccelsa, e perchè credo nei gesti culinari che si tramandano da madri a figlie, ma soprattutto a quelli da nonne a nipoti!

Si tratta di un arrosto cotto nel tegame, comunemente detto "arrosto morto" (come se gli altri fossero "vivi"), che come è uscito dalla pentola ha catalizzato totalmente la mia attenzione e mi ha fatto dimenticare di tutto il resto...


La ricetta è semplicissima, viene dal ricettario di nonna Aurelia e quindi per me è sacra, e recita così:

arrosto di manzo* in tegame
ingredienti (per 4-6 persone)
700 gr circa di controfiletto di manzo
olio q.b.
1 spicchio di aglio,
un rametto di rosmarino,
2 foglie di salvia
vino bianco, mezzo bicchiere

Mettere sul fuoco, in un tegame, la carne ben legata con lo spago e l'olio.
Far rosolare girandola ben bene anche sui lati corti, in modo che si formi una crosticina croccante su tutta la superficie.
Aggiungere a questo punto l'aglio, il rosmarino, e la salvia.
Continuare la cottura per una decina di minuti circa, a fuoco medio basso, coperto.
A questo punto aggiungere un mestolo abbondante di acqua calda e lasciar cuocere coperto fino a che il sughetto non si restringe.
Aggiungere mezzo bicchiere di vino bianco e lasciar sfumare.
Salare, pepare, incoperchiare di nuovo e cuocere a fuoco basso, praticandovi ogni tanto delle incisioni con un coltello. Far restringere bene il sugo.
Tutta la cottura in totale durerà un'ora, un'ora e venti minuti...
Lasciar riposare qualche minuto la carne prima di procedere al taglio.

*mamma dice "vitellone", forse potrebbe essere un vitello adulto? vedete voi come lo chiama il vostro macellaio... ;)

lunedì 13 maggio 2013

biscotti cocco cioccolato e fiocchi di mais

... per un buon lunedì! ;)

Oggi è uno di quegli strani lunedì di Maggio.
In cui sono lieve, e mi piace essere sbadata.
In cui starnutisco ma non vorrei mai rinunciare ad uscire.
In cui non ho fame ma mi piace l'idea di sgranocchiare.
In cui so che mi verrà di guardare spesso fuori della finestra, in ufficio, e che appena uscita oggi pomeriggio mi piacerà lasciar passare uno, due, tre autobus, camminando, con la brezza finalmente un po' calda della sera...


Quindi ecco la ricetta perfetta per questa giornata.
I biscotti-merendina da tenere accanto al pc vicino ad una tazza di tè nero fumante, per concentrarsi sul lavoro, o da avvolgere in un tovagliolo di carta e portare in tasca, in una improvvisata passeggiata serale al ritorno.

biscotti cocco cioccolato e fiocchi di mais*
ingredienti (per circa 24 biscotti)
150 g di farina
50 g di cocco disidratato
100 g di burro
100 g di zucchero di canna
2 uova
100 g di cioccolato fondente a pezzetti
mezza bustina di lievito
1 pizzico di sale
10 g di fiocchi di mais

Ammorbidire il burro in una ciotola, poi aggiungere, mescolando lo zucchero, le uova intere, la farina setacciata con il lievito, la farina di cocco, le gocce di cioccolato ed un pizzico di sale.
Amalgamare bene il tutto e formare con l'impasto delle palline di circa 3-4 cm di diametro.
Rotolare le palline in un piattino in cui sono stati cosparsi precedentemente i fiocchi di mais soffiato.
Disporli nella teglia del forno, rivestita di carta da forno abbastanza distanziati gli uni dagli altri, cuocere in forno già caldo a 180°C per circa 20'.



*ricetta proveniente da mia mamma, che a sua volta l'ha avuta dalla ragazza della cassa del super (con qualche aggiustamento, come al solito).
Io confesso di adorare questo tipo di ricette, o meglio questa modalità di scambio, nei luoghi più impensati (come per esempio alla fermata dell'autobus, o in coda alla posta! ;), quasi fossero un codice di linguaggio per concedersi quattro chiacchiere reali, in questi tempi così virtuali... ;)

Buona settimana a tutti!

venerdì 10 maggio 2013

1.000.000

Oggi sono un po' emozionata. Forse anche un po' agitata.
E' successo. ci siamo arrivati.
Un milione di pagine visitate, di clic, di ricerche nel blog nonostante l'indice delle ricette sempre un po' zoppo, nonostante le mie sbadataggini, nonostante il mio difficile rapporto con la tecnologia.
Un milione di arrivi casuali o consapevoli, di passaggi "una volta e via", o di permanenze. Di ritorni.
Delle vostre letture e della vostra pazienza quando nella lista degli ingredienti si nominavano le uova e nel procedimento non c'erano o viceversa. Di correzione refusi. Di commenti, tanti, ma anche di email, di messaggi su fb, su instagram, su Pinterest, di riscontri se la ricetta è buona, o se riesce a puntino, quandoi familiari se la pappano in un sol boccone, quando la torta scelta qui per il compleanno della fidanzata fa un figurone, quando la cena con gli amici va bene, quando la cena in famiglia all'ultimo minuto è salva.
Quando un commento veloce, quando una miniricetta, quando tifo sfegatato (non avete idea di quanto ne abbia bisogno, ogni giorno), quando incoraggiamenti, quando storie di vita e di cucina (anche) vostre.
E poi post lunghissimi che forse nemmeno io leggerei ma che voi sì.
E post brevissimi ma pieni di immagini che parlano e so che a voi parlano.
E ricette, libri, sorelle e avventure varie, e pensieri del passato che si travasa nel futuro
Di partecipazioni speciali a piccoli grandi video, di premi fotografici, di viaggi verso scoperte, di gite all'aperto, nei parchi, nei pastifici speciali, nei grand hotel, con la macchina fotografica sempre al seguito, come uno scudo, una maschera contro la timidezza da mettere tra voi e il mondo, ma anche una finestra bianca, speciale, un paio di occhiali che sembrano costruiti solo per i vostri occhi.
Un milione di clic, per una alta 158 cm, è davvero tanto.
Ma tanto tanto. Mi fanno sentire ancora più piccola.
Se non fosse per voi non le reggerei mica, tutte 'ste pagine lette.
Se non fosse stato per voi starei ancora lì a fare il pelo alle prima schifide e scure foto che allora non avrei mai voluto pubblicare e che invece servivano per crescere e che sono state accolte generosamente come "belle".
Se non fosse per voi non farei le due di notte a scrivere, e non salterei dal letto la mattina del sabato col coltello tra i denti, non proverei ancora e ancora e ancora, non mi arrampicherei sul tavolo per fotografare sul davanzale, non mi ustionerei le mani con l'olio bollente salvo poi guardare le mie piccole cicatrici come segni di qualcosa che ho imparato.
Se non fosse per voi, niente di tutto questo, niente blog.
Quindi ora nessun "milione di grazie", perché sarebbe davvero riduttivo.
Voi avete capito benissimo quello che sto tentando di dire.
Rimanete lì, cioè qui, che siete il blog, voi.
Io da domani torno normale, non temete, quella delle foto che non vanno a mio parere mai bene, quella degli sproloqui, delle storie di cucina, di gatti e di eroi.
Senza lacrimucce. E' che oggi sono di licenza, per "colpa" del vostro milione di piccole grandi attenzioni... ;-)

mercoledì 8 maggio 2013

Vaniglia rewind (again ;)): ciambella soffice salvia e pecorino romano

Devo ammettere che è da un po' che mi ha preso di fare le "settimane tematiche".
A gennaio la settimana parisienne, a febbraio quella dedicata al menu d'amour (et d'amitié ;-P) di Aurelie per San Valentino, a marzo erbette varie e menù di Pasqua (vabbè, quello è anche normale), ad aprile, le mie ricette del "dolce dormire", più tutta la serie "Grand Hotel"...
Insomma ogni tanto a Vaniglia "je parte la brocca" e l'istinto seriale (:-/) lo passa attraverso la settimana tematica!!!


Quindi pure oggi si continua con la ricetta rewind, dato che l'idea vi è piaciuta tanto, e tutto sommato pure a me ;-).
E se la pappa al pomodoro del post scorso è "tornata" perché è un piatto che ricorre nella mia cucina, questo pane morbido e profumato di oggi ricorre semplicemente perché la sua vecchia foto chiede giustizia.
Si tratta di una di quegli scatti che vanno storti fin da subito, di uno di quei cibi che chissà per quale motivo  non ne vogliono sapere di essere fotografati, che rimangono nell'obiettivo come degli strani fantasmini di se stessi, senza sapore nè colore. Cosa che può capitare, va bene (soprattutto se scatti con una compattina rosa metallizzata di circa 9 per 5 cm con cui non riesci a controllare nulla anche se le vuoi tanto tanto bene), ma se poi nel tempo ti rendi conto che qual fantasmino si frappone tra la ricetta e la sua realizzazione, e disincentiva ANCHE TE che sai che è così buona, allora devi proprio intervenire!

Questo pane infatti, da allora non è stato più realizzato nemmeno dalla sottoscritta, che però aveva serbato nella sua memoria due distinte qualità dell'articolo ( ;-P) :
1. la morbidezza (ed il profumo, vabbè, so' tre)
2. la noncuranza con cui si può eseguire la ricetta (quindi la sua facilità)
Quello che ricordavo distintamente infatti era quanto fosse poco complesso (buttata dentro una semplice farina "0", impastato e via) e quanto il risultato fosse molto "nelle-mie-corde/comfort-food/picnic-con-gli-amici". Insomma, massimo risultato per minimo sforzo, a farla breve.
Vi trascrivo la ricetta, che è né più né meno quella di tanto tempo fa, con giusto un paio di limature ('stavolta la seconda lievitata è stata decisamente più breve, sarà la pasta madre che diventa sempre più brava??? ;))





pane soffice salvia, miele e pecorino romano
ingredienti (per due ciambelle)
500 g farina 0
150 g pasta madre (o 15 g di lievito di birra)
250 g acqua appena tiepida
25 g olio d'oliva
2 cucchiai belli abbondanti di miele di castagno
50-60 g pecorino romano grattugiato
un paio di manciate (abbondanti) di salvia lavata e tagliata a striscioline sottili
sale 1 pizzico

Sciogliere il lievito madre nell'acqua tiepida ed aggiungere impastandola farina e l'olio d'oliva.
Mettere a lievitare finchè non raddoppia di volume (8 ore circa per la pasta madre, con il lievito di birra ne bastano una-due). 
Trascorso questo tempo aggiungere il miele, il pecorino, la salvia e il sale, e reimpastare il tutto. Poi, aiutandosi con poca farina, dividere l'impasto in due pezzi uguali, ed ognuno dei due in altri due. 
Arrotolare ciascuno su se stesso e farli raddoppiare arrotolando l'un l'altro " a cordone" e giuntare capo e coda del cordone ottenuto a formare due grosse ciambelle da lasciar lievitare al riparo già disposte su una teglia ricoperta di carta da forno. Per altre 3 ore circa, o finché l'impasto non è raddoppiato, nel caso della pasta madre, per un'oretta o finché il volume non è raddoppiato nel caso si utilizzi il lievito di birra.
Cuocere a 200°C per 35', finché non è ben dorato


lunedì 6 maggio 2013

Vaniglia rewind: pappa al pomodoro


Avere un blog di cucina significa cucinare.
E su questo non ci piove.
Tanto. E soprattutto variato.
E' una cosa a cui penso spesso, ed in particolare grazie ad alcuni vostri commenti. Non mi riferisco a quelli "a caldo", che possono essere, per capirci, quelli di oggi e domani a questo post qui, ma quelli "freddi", ovvero i commenti che ricevo, che ne so, ad un post di un anno fa (e che leggo grazie alle notifiche sulla mia posta elettronica, e cui rispondo! ;)), o ad una ricetta che avevo postato due o tre anni fa e che oggi siete voi a ricordare a me...
Insomma avere un blog "costringe" a cambiare. Cambiare ricetta, cambiare piatto, cambiare posate e cambiare tovaglia e tovagliolo.
E se questo da una parte serve, ti apre la testa, ti fa leggere e ti stupisce (di quanto in effetti siano infinite a questo mondo le ricette che se ne stanno lì, pronte per essere cucinate, provate, assaggiate e gustate), dall'altro ti fa riflettere sul fatto che anche solo di circa 600 ricette diverse che ti trovi ad avere nel tuo blog, quante ne vorresti rifare, per riassaggiarle, per perfezionarle, o semplicemente per avere meno "novità" e più "ricette del ricettario di casa"?

Tutte, io le rifarei tutte, più e più volte. Perché mi piace l'idea di aprire una pagina a caso di questo mio blog e ripercorrere con la memoria una ricetta, che è a volte come un segnalibro nel tempo, e vedere quanto sono cambiata, e com'è diverso il mio modo di vederla, ed assaporarla, nei casi delle ricette più "immediate", come per esempio quella di oggi, oppure, per quelle più complesse, perché son sempre stata una a cui piace studiare e a volte il necessario turnover che il blog impone, mi impedisce di provare e riprovare e riprovare ancora, come vorrei, di lavorare al perfezionamento della tecnica, insomma, cosa che forse non è un male perché da maniaca seriale quale sono (basta pensare al mio lato fotografia), potrei ripetere lo stesso piatto 100 volte apportando millimetriche correzioni, che forse alla fine non influirebbero sulla sostanza della cosa.


Per fortuna però, dicevamo sopra, ci siete voi, che con i vostri commenti mi ricordate le mie ricette del passato, e poi ci sono anche io, che nonostante sia una che ama cambiare, ha dei punti fissi. Dei "cavalli di battaglia".
I miei cavalli di battaglia sono però (al contrario di quanto si possa immaginare) i piatti più semplici, quelli per cui il rapporto con il cibo è più diretto ed immediato, o che hanno in qualche modo toccato la mia immginazione, quelli che riempono la casa di un odore intenso impossibile da cancellare dalla memoria olfattiva, e che si fanno con nulla.
Come questo piatto povero, che sì, ho scoperto solo dopo aver aperto il blog, e che è un piatto tipico della tradizione toscana ma che la sottoscritta ha imparato dal libro di uno cuoco inglese(che voi tutti conoscete! ;)), quindi non è manco detto che sia quella originale.
Però sull'originalità delle ricette noi potremmo parlare per giorni senza venirne a capo, mentre sul fatto che questa che segue lo sia per me io non ho dubbi.
Dalla prima volta io la faccio sempre così.
E da allora, quel gesto di tirare fuori i pomodori dal loro sacchetto di carta marrone, di lavarli e metterli con l'aglio l'olio e il basilico in una teglia, di sporcarsi le mani di olio buono mescolandoli, di aspettare che sia l'odore che esce dal forno a dirti quando è ora, di sapere che sempre quell'odore, inconfondibile, intenso e meraviglioso, ha pervaso il pianerottolo davanti alla porta di casa e tutte le scale, che è arrivato fino alle narici di chissà chi altro, ne hai la certezza, insomma il susseguirsi, il ripetersi di questi gesti e queste sensazioni, mi fanno sentire a casa, e fanno sì che questa sia una delle ricette per me più importanti, originali, necessarie della mia cucina.
Ecco perchè c'è anche oggi, perchè si trova nella categoria rewind... ;)

Buon lunedì e buonissima settimana a tutti!

ingredienti
500 gr pomodori datterino
2 x 400 gr (due barattoli) di polpa di pomodoro, o pelati, o pomodoro a pezzetti
3 spicchi d'aglio
un paio di manciate di foglie di basilico fresco
Olio Extravergine d'Oliva della migliore qualità possibile
sale
pepe
250 gr ottimo pane casareccio raffermo (la ricetta ne prevede 500 gr, ma ci si può regolare facilmente a fine cottura sulle quantità)

In una teglia mettere i pomodori bucherellati una forchetta con due spicchi di aglio, una manciata di foglie di basilico tritate grossolanamente, sale, olio e pepe, mescolare bene (con le mani) e cuocere in forno a 180°C per una ventina di minuti.
Nel frattempo in una pentola far dorare l'aglio rimanente in un filo d'olio con il basilico a pezzetti, versarvi il contenuto dei barattoli di pomodoro, più l'equivalente di uno in acqua, o meglio la quantità d'acqua che serve a riempire un barattolo una volta svuotato dei pomodori, un pizzico di sale e un filo d'olio e cuocere per circa 15 minuti, poi aggiungere il pane tagliato a fette, poi a listerelle di circa 1 cm ciascuna, e infine i pomodorini appena tolti dal forno completi di sughetto. Rimestare di tanto in tanto finchè il pane non si è ridotto bene in « pappa ». Tenere sul fuoco altri 5' (in realtà i tempi di cottura sono piuttosto « relativi », dipende anche un po' dai gusti e dall' «istinto per il pomodoro» che si possiede)...
Aggiungere un filo d'olio a fine cottura, brandire il cucchiaio, soffiare leggermente, gustare!!!! ;-P
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