giovedì 25 giugno 2015

Insalata con pomodori datterini gialli e rossi, sgombro e mozzarella di bufala.

Ora sì che ci siamo con l'estate e le non ricette estive!

Come una vera non ricetta è giusto un accucchiamento di cose (buone) insieme.

Con l'aggravante (o il miglioramento) che la non ricetta è stata "elaborata" partendo da qualche "avanzo" di set, a cui la sottoscritta voleva aggiungere pesce e mentre stava scattando (ore 20.10 e casa piena di cibo ma di una cena nemmeno l'ombra), al Monsieur Patou che si aggirava famelico, e tutta uno sbattere di ciglia :), aveva anche avuto il coraggio di chiedere un "salto al supermercato a prendere lo sgombro"). 
[Grande stratega Vaniglia: metodo per aggiungere un ingrediente fondamentale per la cenetta che vedete in foto, ma anche per tenere occupato il messere e, ultima ma non ultima cosa, guadagnare altri 15-20 minuti per ultimi scatti e cercare di liberare un piano orizzontale della casa in cui apparecchiare. So' tre cose in una, manco un ovetto Kinder è così prestazionale, e pure pensate così, all'impronta!].


Ovviamente anche i geni hanno dei limiti ;-P : la sottoscritta intendeva delle alicine marinate (di quelle pronte al banco frigo e sottovuoto nella loro marinatura), mente al pover'uomo diceva "sgombro", quindi il tipo non solo è stato costretto a presentarsi al supermercato in orario di chiusura (cosa che il gentiluomo ritiene molto scortese per i lavoranti, che peraltro guardano in cagnesco chiunque entri dopo le 20,15 anche solo per un litro di latte), ma anche ad intervistare mezzo supermercato per capire cosa fossero 'sti sgombri già belli e pronti "in una confezione trasparente al banco frigo".
Alla fine della fiera (con l'aiuto anche dell'intero reparto pescheria) il paziente cavaliere torna con dell'ottimo sgombro in scatola, e la principessa (che nel frattempo aveva guadagnato non più 15 ma ben 30 minuti e rassettato almeno in minima parte l'immane casino che manco un reggimento avrebbe potuto montare in casa), apparecchiato e tagliato in due le ovoline di bufala e i pomodori datterini, con l'aria più candida del mondo (e col solito sbattere di ciglia) lo guarda lo saluta e fa "Hai visto? Ho già fatto e la cena è pronta!" <3

Quindi, ehm, ecco, la ricetta in sostanza prevede semplicemente di mescolare in una insalatiera un po' di pomodori datterini gialli e rossi tagliati a metà, qualche ovolina di bufala anch'essa tagliata a metà, qualche trancio di sgombro in scatola, di condire poi con olio extravergine d'oliva, sale, prezzemolo tritato, amore e facciatosta.

Una bella birra fredda male non ci sta affatto. ;-)





lunedì 22 giugno 2015

Torta per mia sorella: fragole e triplo cioccolato.

Io e Antonella siamo nate a giugno.
A pochi giorni e due anni di distanza.
Ma entrambe a giugno.

Siamo due "gemelle diverse".
Tutt'ora alcune persone confondono l'una per l'altra, da piccole ci scambiavano spesso per gemelle, e in quegli anni dell'infanzia in cui una femminuccia può essere scambiata anche per maschio e in cui avevamo entrambe i capelli cortissimi anche per "gemelli".

Eppure abbiamo dei caratteri molto diversi: lei sa ascoltare, io so parlare. Lei sa capire, io ho bisogno di essere capita. Lei si ferma a riflettere, io voglio fare tutto e subito. Lei è severa, io indulgente. Lei è impegnata, generosa, io a volte frivola, e spesso troppo presa da me stessa.
Lei è paziente, io prendo fuoco in un attimo. Lei è "naturale", io "sofisticata". Lei ricorda le parole, io ho memoria solo per le immagini. Lei tiene tutto dentro (è bravissima nel farlo, ma non con me, a me non mi frega :)), è una cassaforte, io butto tutto fuori, sono una cassa di risonanza. Lei sembra la maggiore, io la minore, ma è viceversa. Lei ha un cuore di burro, a me riesce invece così bene a volte essere impermeabile...

Siamo gemelle nel senso in cui siamo due facce della stessa medaglia, ovvero qualcosa che perderebbe la sua tridimensionalità se mancasse "l'altro lato". Qualcosa che manco più esisterebbe (e Irene, la piccola, è il nastro che tiene appesa quella medaglia).
Quando eravamo bambine l'estate iniziava con i nostri compleanni, e con la comparsa delle fragole in casa.
Mamma ci faceva una torta. Aspettavamo qual momento da Natale, si può dire.


La torta era composta da un pan di spagna (la "mezzora", si chiamava, presumo perché si faceva in mezz'ora, ma la mia fantasia di bambina con un po' troppa attitudine all'astrazione geometrica se la immaginava sempre come un disco tagliato a metà, in due mezzi cerchi, "mezz'ora", appunto, nella mia testolina) farcito all'interno e sopra con la crema pasticcera che fa lei, mamma, di quelle belle solide a con la scorzetta del limone dentro, con pezzetti di fragole all'interno e fragole anche sopra.

Era la festa, la coccola, quella torta dedicata a noi e che era uguale per tutte e due. "Se trovo le fragole", diceva mamma ogni anno. E le fragole le trovava e la torta immancabilmente arrivava a tavola.

Quel dolce "uguale per tutte e due" ha un po' contribuito a questo nostro essere "gemelle diverse". Il giorno e la notte (ma apparentemente identiche "alla distanza"), che però sono capaci di sentire insieme, pensare in contemporanea la stessa (futile o importante che sia) cosa, patire un dolore fisico o psicologico senza capire il perché solo perché la sorella non sta bene in quel momento (vicina o lontana che sia, senza saperlo, ma avvertendolo), e quindi oggi (cioè ieri) ho pensato di farla, alla distanza appunto, perché io sono qui a Roma inchiodata a un paio di set fotografici e lei è in Toscana, ma ieri (cioè l'altroieri ;-P) era il suo compleanno, e quindi come mia suocera mi aveva insegnato, una torta può superare anche grandi distanze, e quindi ecco, la torta di compleanno per mia sorella, in versione cioccolato (ma che dico cioccolato, triplo cioccolato!), piuttosto che "chiara".




E' facile facile da fare, bella bella da guardare, buona buona da mangiare.

Torta di compleanno con fragole e triplo cioccolato
ingredienti*
100 g di farina “00”
2 cucchiai di cacao amaro in polvere
10 g di lievito per dolci
un pizzico di sale
2 uova
90 g di zucchero semolato
1 baccello di vaniglia
60 g di burro fuso freddo
40 g di panna fresca
ganache al cioccolato (usare la crema al cioccolato di questa ricetta QUI)
un paio di scacchi di cioccolato fondente al 70%
qualche fragola per decorare

Setacciare la farina con il lievito e il sale. Aggiungere il cacao amaro e mescolare.
A parte amalgamare le uova con lo zucchero e i semi estratti dal baccello di vaniglia.
Aggiungere il composto a base di uova alla farina e amalgamare bene.
Unire il burro fuso agli altri ingredienti, poi la panna.
Mescolare fino a ottenere un composto omogeneo.
8 Preriscaldate il forno a 180°C.
Foderare con carta da forno (o imburrare e infarinare) uno stampo a bordi alti e dal diametro di 16-18 cm poi distribuirvi l’impasto Cuocere per 40 minuti circa o finché immergendo nel centro della torta la lama di un coltello, questa non ne esce pulita.
Lasciar intiepidire prima di sformare e lasciar raffreddare completamente prima di tagliare in due dischi.
Farcire l’interno della torta con la una parte (un po’ meno della metà) della ganache al cioccolato, e usare la restante parte per rivestire il sopra e i lati della torta.
Grattugiare (con l’aiuto di un pelapatate) il cioccolato fondente sopra alla torta e decorare con le fragole tagliate a spicchi**.

* con queste dosi vengono 8 porzioni. Per più commensali o commensali affamati, consiglio di fare una dose "a tre uova" invece che due, e cuocere in uno stampo dal diametro di 20 cm (prolungando anche un po', se occorre, i tempi di cottura.

**le fragole si possono mettere anche nello strato interno della torta, mi è venuto in mente solo quando ho fatto la foto della fetta, ma mi pare in generale una buona idea J


giovedì 18 giugno 2015

Dalla collezione "Vaniglia primavera-estate 2015": vellutata di taccole e pistacchi

Dunque eccoci!
Non vedevo l'ora di propinarvi questa vellutata che è all'apice delle mie preferite per questa stagione.
Che io abbia una passione smodata per zuppe e vellutate ormai si sa, e che non rinunci a questo piatto in nessun momento dell'anno pure...
Ricordate la fantasmagorica (per me :)) Clam Chowder di esattamente un anno fa?
E la sfilza di vellutate di fine inverno e inizio primavera sempre del 2014?
Cicerchie, piselli zucchine basilico e fetalenticchie e arancia, finocchio e salmone, cavolo verza e frutta secca, mela agretti e maggiorana fresca...
E quelle autunno-inverno?
Con fagioli borlotti al rosmarino, cavolo viola e yogurt, cavoletti di Bruxelles e crostini al pecorino, con i ceci, con la zucca, con porcini cannellini a panna acida!!!!
Per non parlare poi delle amate mandorle con i broccoletti e i formaggi francesi ;-P...



Insomma niente, non me lo aspettavo neanche io, che a sfogliare a ritroso il blog ne avrei trovate così tante: e non sono tutte! Tocca che me placo sennò qui ci stiamo fino a domani ;-P.

Se mi fermo un attimo a riflettere, però, capisco perchè sono così tante e così ben distribuite durante tutto l'anno...
Nel caso delle vellutate non si tratta solo di un piatto che mi piace mangiare e cucinare, ma anche che ben rappresenta il mio modo di alimentarmi, un cibo di cui puntualmente ho bisogno: quando ho freddo (di quel freddo interiore che non ha nulla a che vedere con le stagioni), quando ho bisogno di coccole, quando devo riequlibrare qualche giorno di trasferta o di alimentazione non troppo regolare, quando non ho fame, quando ho tanto bisogno di vitamine...

La zuppa o vellutata risponde a delle specifiche domande del mio copro, e mi fa bene, e mi piace da matti.
Ecco perché sono mesi che scalpito, che aspetto che esca il libro della mia amica e compagna di avventure Barbara, e che non vedo l'ora di sfogliare (cosa che avverrà prestissimo <3 ).

Quindi oggi per festeggiare lei, con questa mia ricettina, celebro un piatto che accomuna entrambe, come spazio nelle nostre cucine e come cibo che spesso consumiamo insieme, in un posticino a metà strada tra il mio ufficio e il suo, e che ci vede ormai da tempo puntualmente con la faccia su una vellutata fumante di stagione, stanche, sorridenti, tirate, in lacrime, nervose, esuberanti, operative, sognanti, forti e fragili al tempo stesso, risolute, curiose del mondo intorno, della cucina e della vita...

Tanti tanti auguri amica mia, e cento, mille di queste zuppe! (e a tra poco :-*)

La vellutata di oggi è come Vaniglia in genere fa, ovvero con pochi ingredienti (quelli che offre il paniere di stagione), e possibilmente con un po' di frutta secca, che tritata insieme al resto e messa un po' sopra a fare "il croccante", ci sta dadio...

vellutata di taccole e pistacchi
ingredienti (per 3-4)
500 g fagiolini verdi piatti (taccole)
100 g pistacchi sgusciati
2 coste di sedano
2 carote (facoltative)
1 cipolla piccola o un paio di cipollotti
sale - pepe nero
1 lt brodo vegetale

Tritare finemente tutti gli odori, pulire e tagliare a pezzi i fagiolini.
Far soffriggere gli odori a fuoco medio, poi aggiungere i fagiolini, mescolare, salare e pepare a piacere e lasciar insaporire per 5 minuti. Versarvi il brodo caldo a filo, coprire e lasciar cuocere per circa 20 minuti. A questo punto aggiungere i pistacchi lasciandone da parte una manciata per finire, lasciar cuocere ancora 5 minuti e togliere dal fuoco.
Frullare il tutto, grossolanamente, con il mixer a immersione.
Aggiustare di sale e di brodo all'occorrenza.
Non aggiungere niente. E' perfetta così.
Semmai si può togliere, mi è capitato spesso di non mettere le carote (perchè non ne avevo), e di sostituirle con una manciata di spinaci freschi al tutto e il risultato non ha fatto una piega.


Anche il peso dei fagiolini non è tassativo, ce li aggiustiamo, gli ingredienti, altra cosa bella delle vellutate…


lunedì 15 giugno 2015

il dolce coccolo e sprint del lunedì mattina: cake con liquore al caffè, mandorle e vaniglia

Buooooooongiornooo!!!!!
( e buon inizio settimana a tutti.... :) )

Non so voi ma io questo caldo comincio ad accusarlo davvero.
Sì, ammetto che accuso, ma col cavolo che smetto di cucinare. ;-P
La programmazione post settimanale in effetti smentisce la fiacchezza di questi ultimi giorni, ma che vogliamo fare, ai fornelli mi ringalluzzisco (salvo poi stramazzare sul divano sfinita), quindi ieri ho escogitato questo cake che da un lato vuole essere una delle classiche coccole del lunedì mattina, vuoi perché il finesettimana si ha un po' di più tempo per prenderci cura di noi, vuoi perché in effetti, il lunedì mattina, già normalmente serve una spintarella in più per partire, poi se è pure un caldo bestia, beh, allora la spintarella deve essere ottimizzata.

La mia tortina "dopata" di oggi contiene dunque quanto di più funzionale ad un superpotente sprint mattutino (anche al caldo, tanto la torta l'abbiamo cucinata il pomeriggio prima durante il temporale equatoriale ;)).

L'ho pensato, eh? Voglio dire, con un certo impegno: ci ho messo quanto di meglio per me, ovvero mandorle, vaniglia e caffè!
Questo accostamento mandorle e caffè mi ronzava in testa da tempo, e diciamo aspetta che ti aspetta, l'ho realizzato direttamente nella sua versione potenziata!

Ci ho pensato, eppure è un dolcino facilissimo, della categoria che mescoli, cuoci, e poi devi solo fettare ed inzuppare...

Cake al caffè Borghetti con mandorle e vaniglia
ingredienti
100 g di farina di mandorle (o mandorle tritate finemente)
200 g di farina 00
3 uova
120 g di zucchero di canna in cristalli
120 g di burro morbido
1 bustina di lievito per dolci
i semini estratti da un baccello di vaniglia
100 ml di caffè Borghetti*
codette o scagliette di cioccolato per finire (facoltative)

Preriscaldare il forno a 180°.
In una ciotola unire le due farine con il lievito e i semini estratti dal baccello di vaniglia e mescolare.
Separare i tuorli dagli albumi.
In un'altra ciotola lavorare il burro a crema con lo zucchero, poi aggiungere i tuorli continuando a mescolare, poi il liquore, infine il composto di farine.
A questo punto aggiungere delicatamente, e un po' alla volta, aiutandosi con una spatola, gli albumi montati a neve.
Versare il tutto in uno stampo da cake lungo 30 cm rivestito di carta da forno (o, come nel mio caso, in due piccoli stampi lunghi 18-20 cm.
Cospargere la superficie di scagliette di cioccolato.
Infornare a 180-190°C per circa 45-50' (nel caso della teglia grande, o 35-40 nel caso degli stampi piccoli, in ogni caso a fine cottura infilare una lama in profondità nel centro del dolce: dovrà uscire pulita).
Sfornare e far raffreddare prima di affettare.

Buonissima colazione, o merenda, o quello che preferite.
Sicuramente buonissima settimana. :-*

*se non avete il liquore al caffè potete a mio parere sostituirlo con pari quantità di rum in cui avrete fatto sciogliere un cucchiaio di caffè solubile e un paio di cucchiaini (a piacere) di zucchero.

per gli amanti del caffè in generale, e in questi giorni in cui gli ingredienti sprint magari un po' aiutano, vi linco un paio di ricettive interessanti dal blog (dato che l'indice delle ricette è ridotto ai minimi termini... ;-))

crema di liquore al caffè
cake al caffè espresso
torta al cioccolato, mandorle e fondi di caffè


giovedì 11 giugno 2015

La meravigliosa liberazione delle non - ricette estive: caprese agli spinaci con pomodori datterini, mozzarella di bufala campana DOP e aceto balsamico di Modena IGP

Bene, è iniziata l'estate e con l'estate tornano le "non ricette".
Mi sono interrogata, ultimamente, su cosa in effetti sia una non ricetta, al di là dell'inconfutabile significato di questo nome, e sono addivenuta ad una definizione.

La non-ricetta non è una ricetta ma un'idea culinaria rappresentabile e descrivibile in un'unica immagine. Non necessita una spiegazione dettagliata se non una completo elenco degli ingredienti (ovviamente modificabili), né le quantità precise di questi ultimi.
Compare in genere su questo blog d'estate e a me piace da matti perché è una specie di "uovo di colombo", la "scoperta dell'acqua calda": è una cosa che "perché non ci avevo pensato prima?", e mi entusiasmo tutta a farla, un po' meno a postarla perché mi sento sempre una mezza deficiente quando la scrivo, che pare davvero una roba banale, ma giuro che a mangiarla banale non è.

Unico accorgimento per la non ricetta: la qualità degli ingredienti.
Migliore è la qualità di questi ultimi, più una sbarbatella come la sottoscritta può occuparsi solo di "accucchiarli" bene tra loro, assemblarli e basta.
Mi vengono in mente gli spaghetti limone capperi e tonno della fine dell'estate scorsa, oppure l'insalata "di Polignano a Mare" dell'estate precedente: ingredienti eccelsi (non per forza solo DOP o IGP, ma anche solo roba buona che viene da una coltivazione sana).

Quindi in sostanza, la ricetta che sto per darvi, è per definizione una "non-ricetta" da manuale!

Provo a scriverla come si deve anche se ci vuole molto di meno a farla che a dirla.

Caprese agli spinaci con pomodori datterini, mozzarella di bufala campana DOP e aceto balsamico di Modena IGP
ingredienti per due
150 g di spinacini
un paio di manciate di pomodori datterini
2 mozzarelle di bufala campana DOP
Aceto balsamico di Modena IGP
olio extravergine d'oliva
sale
pepe

Lavare e mondare gli spinaci, poi porli in una insalatiera con i datterini tagliati a metà (o interi se piace) e le mozzarelle di bufala e qualche fogliolina di basilico.
Condire con olio sale e pepe a piacere, e in ultimo con l'aceto balsamico.

E' deliziosa.

Troppo presto per pensare al pranzo? ;-)

______________________________
Per approfondire sugli ingredienti:

http://www.consorziobalsamico.it
http://www.mozzarelladibufala.org






lunedì 8 giugno 2015

La torta romantica di farro integrale con fragole e rabarbaro

Bonjouuuuur!!!!
Eccomi qui, un po' in ritardo sull'inizio ufficiale della settimana e un po' acciaccatina dal caldo ma ci sono!
Vabè, uno dice "un po' acciaccatina dal caldo" e poi propina una roba al forno... E' il cervello, che non funziona, amica! ;)
Oppure niente, è semplicemente l'irresistibile richiamo del rabarbaro...
Qualche giorno fa ero infatti alle prese con una di quelle spese impossibili presso Eat's, la sede di Roma.

Impossibili nel senso che cercavo dei "pomodorini per lavoro", ovvero nella fattispecie i datterini gialli che spesso vedete su questi schermi, nella loro versione "riciclo" post foto.
Ero alle prese con codesti meravigliosi buonissimo ortaggi quando l'occhio mi è caduto prima su delle carote viola che prometto entro serata cucinerò in qualche modo, e poi su una delle mie fissazioni culinarie (fissazione culinaria è quella cosa che non trovi facilmente sugli scaffali e che pare che se non la cucini crepi, chissà come mai, tipo appunto il rabarbaro e l'halloumi).
Il rabarbaro, tipico dei climi del nord, a Roma si trova a Campo dei Fiori e in alcuni posti tipo appunto il sopracitato Eat's, a periodi, credo.
E in genere costa un occhio della testa.

Io nel frattempo l'ho accaparrato per via traverse (ovvero Rita amica di mamma che mi ha accattato gentilmente un mesetto fa qualche piantina "strana" che stiamo provando - "stiamo"= ho appioppato alle cure di mia mamma - a far crescere in quel di Fabriano), ma la bestiola al momento sta in fase crescita e non è che si può tagliare, dunque io la scorsa settimana stavo attraversando una di quelle fasi acute che se non cucinavo qualcosa con il rabarbaro mi pareva di schiattare, quindi, in uno di qui raptus in cui in genere una donna rientra a casa con un paio di scarpe nuove, io sono rincasata con un mazzo di rabarbaro (datterini gialli, e carote viola), salvo poi lambiccarmi il cervello su come utilizzarlo.

E' arrivata in soccorso la farina di farro integrale da finire (vecchia storia che conoscete già, ma stavolta l'ho finita sul serio, quindi rilassatevi, da oggi in poi attaccherò con cose diverse, che ne so, mais, quinoa, riso???? ;-P), e qui si spiega il forno.
Ecco dunque che alla fine della fiera mi sono decisa a fare una di quelle pie fatte di una crosta senza uova (e che con la farina integrale di farro è venuta super friabile come piace a me), non dolce e ripiena di frutta a mo' di una apple pie (vabè perdonate la pietosa foto ma la torta merita e chissà che non la redimo rifacendola e rifotografandola per la serie "Vaniglia-rewind" ;-))

Dunque eccoci qua, torta facilissima di crosta friabile ripiena di "macedonia" di rabarbaro e fragola.
Se voi non avete raptus come la sottoscritta potete anche fare solo fragole, magari diminuendo un po' le dsi dello zucchero nella macedonia, e usando fragole belle sode e possibilmente piccine, da usare per lo più intere in modo che non si "spetaccino" troppo in cottura e non inumidiscano troppo il fondo.

Ah, sì, dimenticavo.
Raptus per raptus alla fine le ho fatto quelle du' tre foto. A volte mi prende così. Tutto di una volta :)







Pie di farro integrale con fragole Favetta di Terracina e rabarbaro

Ingredienti
per il guscio
220 g di farina di farro integrale 
4 gr di fior di sale
30 gr di zucchero di canna in cristalli 
20 gr di strutto freddo (che a mio parere - e anche di mamma :) - rende l'impasto più elastico e lavorabile)
120 g  burro freddo, tagliato a cubetti 
50 gr di acqua ghiacciata (tenere da parte acqua per ammorbidire l'impasto se necessario)
per il ripieno
250 gr circa di fragole Favetta di Terracina (o fragoline piccole e sode)
2 gambi di rabarbaro tagliato a dadini
80 gr di zucchero di canna in cristalli
2 cucchiai di amido di mais
1 cucchiaio di zucchero di canna in cristalli per finire.

In una grande ciotola mescolare insieme la farina, il sale e lo zucchero. Aggiungere burro e strutto e mescolare con una forchetta, con una impastatrice o con la punta delle dita (avendo cura di non scaldare troppo l'impasto) fino ad ottenere un impasto a forma di briciole.
A questo punto aggiungere l'acqua ghiacciata a filo, continuando ad impastare, fino ad ottenere un composto omogeneo e piuttosto appiccicoso (aggiungere in caso poca acqua per volta per regolarne la consistenza).
Dividere la pasta in due palle leggermente schiacciate e una un po' più grande dell'altra, avvolgerle con pellicola per alimenti, e metterle in frigo per un paio di ore minimo.

Trascorso questo tempo, in una ciotola, mescolare le fragole al rabarbaro.
In un'altra ciotola lo zucchero alla maizena.
Aggiungere zucchero e maizena alle fragole e rabarbaro e mescolare delicatamente.
Nel frattempo stendere la pasta in due cerchi alti circa 2-3 mm e preriscaldare il forno a 180 °C.
Foderare con il disco più grande una tortiere di circa 22 cm di diametro, avendo cura di avere un bordo abbastanza alto da contenere il ripieno di frutta.
Bucare con una forchetta la pasta, poi riempire con la frutta scolata del proprio succo.
Tagliare il secondo disco di pasta in strisce abbastanza larghe (un cm o poco più) e usarle per costruire un graticcio di copertura della crostata.
Spolverizzare con un cucchiaio di zucchero di canna in cristalli.
Richiudere bene i bordi e cuocere nel forno già caldo fino a quando la crosta è dorata, da 50 a 55 minuti.





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